Da Inanna a Maria

mito

Seguendo la prospettiva junghiana, avviciniamo il mito (dal lat. mythu(m), a propria volta calco del greco μύθος)  tenendo conto di una doppia lettura. Da un lato, esso è l’espressione storica, il frutto e la manifestazione di ciò che Jung definì Coscienza Collettiva, che si esplicita in quell’orizzonte storico e culturale che arriva fino ai nostri giorni e che prende il nome di Patriarcato; dall’altro, il mito è un frammento d’infinito, un dato di verità, atemporale, valido in assoluto che ci permette di calarci nel profondo mondo della psiche per riemergere con potenti immagini cariche di senso. Non solo, dunque, ciò che il mito dice è importante, ma anche cosa nasconde, cosa cela dietro l’apparente congruità degli eventi, fino a scavare verso l’interno di quello che Jung ha chiamato Inconscio Collettivo. Grazie al mito, noi possiamo conoscere e ri-conoscerci; visitando gli dei, le dee dell’antichità e le loro relazioni, possiamo riconnetterci al femminile e al maschile di ognuno di noi e scoprire il particolare nell’universale, e viceversa.

 

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