Pratiche femminili del sacro in India e in Iran – L. Percovich

  Luciana Percovich in uno dei suoi libri, Oscure Madri Splendenti, affronta un tema poco studiato, ovvero quello delle pratiche religiose femminili di alcune regioni dell’India e dell’Iran. Si tratta di un insieme di “pratiche devozionali” e non di veri e propri culti, in quanto la religione ufficiale in questi luoghi, maschile e patriarcale, ha da […]

Persefone, Colei che porta la luce

   

Oh figlia degli déi, l’abisso ha dei terrori e dei fremiti

che il cielo non conosce

ma non comprende il cielo

chi non ha attraversato la terra e l’inferno

(Così sussurrava nei Misteri Eleusini Eros a Persefone)

Persefone, chiamata Proserpina (ovvero “primo serpente”) dai romani, fa parte della seconda generazione degli dei: è infatti figlia di Zeus, dio dell’Olimpo, e Demetra, dea della terra, dei raccolti e della procreazione. Nella mitologia greca, veniva chiamata anche Kore (fanciulla senza nome) delineando un doppio aspetto: eterna figlia della madre da un lato e dall’altro, regina degli inferi e sposa di Ade.

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Da Inanna a Maria

mito

Seguendo la prospettiva junghiana, avviciniamo il mito (dal lat. mythu(m), a propria volta calco del greco μύθος)  tenendo conto di una doppia lettura. Da un lato, esso è l’espressione storica, il frutto e la manifestazione di ciò che Jung definì Coscienza Collettiva, che si esplicita in quell’orizzonte storico e culturale che arriva fino ai nostri giorni e che prende il nome di Patriarcato; dall’altro, il mito è un frammento d’infinito, un dato di verità, atemporale, valido in assoluto che ci permette di calarci nel profondo mondo della psiche per riemergere con potenti immagini cariche di senso. Non solo, dunque, ciò che il mito dice è importante, ma anche cosa nasconde, cosa cela dietro l’apparente congruità degli eventi, fino a scavare verso l’interno di quello che Jung ha chiamato Inconscio Collettivo. Grazie al mito, noi possiamo conoscere e ri-conoscerci; visitando gli dei, le dee dell’antichità e le loro relazioni, possiamo riconnetterci al femminile e al maschile di ognuno di noi e scoprire il particolare nell’universale, e viceversa.

 

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